
Dislessico e tutor. Perché no?
Il Punto di Paola - Lugano, 28 luglio 2025, 02:56
La scorsa settimana, una ragazza che conosco dai tempi del liceo – oggi laureanda in Scienze dell’Educazione – mi ha posto una domanda interessante: «Io, dislessica, potrò un giorno diventare tutor e aiutare altri studenti a superare le difficoltà che ho dovuto affrontare io?» della domenica Una domanda tutt’altro che banale. Viene spontaneo chiedersi: come può un tutor disortografico correggere errori ortografici? O un tutor discalculico supportare lo studio della matematica?

Eppure, dopo averci riflettuto, sono sempre più convinta che una persona dislessica possa essere un tutor eccellente, soprattutto per altri studenti con DSA. La dislessia, infatti, non è una barriera, ma un potenziale. Chi ha vissuto in prima persona le difficoltà dell’apprendimento sviluppa spesso una spiccata empatia e una profonda comprensione delle strategie che funzionano davvero.
Chi è dislessico sa – per esperienza diretta – che ogni studente ha un proprio modo di imparare, e che nessun metodo standardizzato può funzionare per tutti. Questo rende il tutor con DSA una risorsa preziosa, capace di offrire un accompagnamento autentico e personalizzato.
Ovviamente non tutte le persone con disturbi specifici dell’apprendimento diventeranno automaticamente tutor efficaci: la predisposizione alla nostra professione dipende da molti fattori. Ma ritengo che la dislessia non precluda il successo.
Un tutor dislessico, che ha imparato a gestire le proprie difficoltà, possiede una conoscenza pratica degli strumenti compensativi e delle strategie che possono aiutare davvero. Penso, per esempio, a mia figlia Melanie: da ragazzina faticava a prendere appunti, ma oggi, all’università, realizza schemi e riassunti con l’iPad così chiari, sintetici e ben strutturati, che i suoi colleghi le chiedono di fotocopiarli. E pensare che un tempo avrebbe dovuto essere lei a fotocopiare gli appunti dei compagni, come misura compensativa!
Inoltre, un tutor dislessico che ha superato le difficoltà scolastiche può rappresentare un modello di resilienza, dimostrando che la dislessia non è un ostacolo insormontabile.
Infine, aggiungerei che sempre più insegnanti con DSA stanno entrando anche nel mondo della scuola. Non è un caso. Ricordiamoci l’esempio di Daniel Pennac, che da studente in difficoltà è diventato un grande scrittore e un amatissimo professore. In Italia, nel 2023, il Centro Studi Erickson – insieme ad AID e SOS Dislessia – ha organizzato il convegno “DIS-egnanti”, per creare una community di docenti con DSA, colleghi, dirigenti scolastici, alunni e genitori, con l’obiettivo di condividere esperienze e promuovere iniziative concrete.
Filippo Barbera, maestro dislessico, disgrafico, disortografico e discalculico, afferma:
«Nessun bambino è uguale, anche a prescindere dal fatto che sia dislessico o meno. Il valore aggiunto di un insegnante dislessico è la pazienza di sperimentare, di provare tecniche diverse finché non si trova quella giusta. Io, che per imparare ne ho sbagliate tante, ne conosco un bel po’. L’altro valore aggiunto è il tempo. I risultati arrivano dopo anni, ed è difficile farlo capire ai bambini – ancora di più se non lo hai vissuto sulla tua pelle.»
Insegnare partendo dalla propria esperienza di difficoltà non solo è possibile, ma può costituire un grande punto di forza.